In Interviste

“Amorilla” : Quando la Moda diventa Ecosostenibile!

Cari amici lettori,

quest’oggi voglio parlarvi di un Brand molto speciale e della sua fondatrice!!
Vorrei farvi conoscere Amorilla, un marchio di Moda Donna 100% ecosostenibile, 100% Made in Italy, e 100% Etico che nasce a Marzo 2018 e viene venduto sul sito www.amorilla.com! La sua fondatrice è Camilla Mendini, designer e influencer impegnata nell’ambito della sostenibilità dal 2015, nata a Verona nel 1986 ma trapiantata a New York dal 2014 dove risiede con la sua famiglia. Camilla lavora da sempre in ambito creativo, come Graphic Designer, ma dal 2015 inizia anche a farsi notare sul web, parlando attraverso i suoi canali YouTube (è lì che l’ho conosciuta) e Instagram di sostenibilità e moda sostenibile.

Entrambe le collezioni di Amorilla, la prima nata in india nel Rajastan (SS2018) e la seconda nata in Italia (FW2018/19), utilizzano tessuti che soddisfano i criteri di alta sostenibilità. Tutti i modelli sono realizzati con tessuti eco-friendly come il cotone biologico, la canapa (coltivata in maniera biologica poichè non necessita di pesticidi o chimici), o la lana di yak (versione sostenibile del cashmere). Quest’ultima risulta essere molto rara perché non viene presa tosando l’animale bensì raccogliendo quello che rimane impigliato nei rovi.

Il tessuto ottenuto risulta di lusso, molto morbido e allo stesso tempo resistente e ipoallergenico. Le stoffe utilizzate hanno colori certificati secondo le direttive europee, oppure mantengono il colore naturale delle fibre. Sono felicissima di ospitare Camilla Mendini qui sul blog, e la ringrazio moltissimo per la disponibilità. Ecco qui di seguito l’intervista.

 

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Cos’è Amorilla, e cosa fa nello specifico?

Amorilla é un contenitore di storie d’amore legate ai tessuti e alla cultura tessile dei vari paesi, il cui scopo è quello di riscoprire le tradizioni tessili che hanno dato vita alla moda e riprenderle per creare delle collezioni donna, in maniera totalmente etica e sostenibile. Ogni “Love Story” nasce da un colpo di fulmine: un tessuto o una tecnica di stampa, un ricamo o una tradizione particolare che racconta la storia di un Paese. Ciascuna Love Story viene realizzata interamente in un diverso angolo del mondo, utilizzando tessuti di quel paese e lavorando con artigiani e sarti locali, in modo da mantenere l’intero ciclo produttivo locale e sostenibile.

Come nasce lidea?

Amorilla nasce piano piano, come tutti i progetti grandi e pensati. Circa tre anni fa ho visto il documentario “The true cost” e da quel momento non ho più potuto continuare a fare acquisti in maniera spensierata, perché avevo capito cosa si nasconde dietro la fast fashion (che produce fino a 52 collezioni ogni anno di vestiti usa e getta, pensati per andare fuori moda nel giro di qualche mese) e al basso prezzo della stragrande maggioranza dei vestiti che ci sono in commercio.

Ho quindi iniziato subito a studiare e a fare ricerca sull’argomento moda sostenibile portando questo argomento anche sul mio canale Youtube., quando ancora di moda sostenibile in Italia non ne parlava nessuno. Dopo due anni ho fatto un passo in più e mi sono impegnata in prima persona non più solo come consumatrice sostenibile, ma anche come imprenditrice sostenibile creando Amorilla.

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Perché dobbiamo acquistare e vestire sempre di più moda sostenibile? 

L’industria della moda é una delle più inquinanti al mondo per il suo enorme consumo di energia e di acqua, che servono a livello produttivo. Inoltre più dell’85% dei vestiti che siamo abituati a comprare, viene buttato via dopo un anno e solo l’1% viene riciclato. Siamo abituati a spendere senza pensare, a comprare perché costa poco e perché ce lo dicono le “influencer” sui social media. Siamo abituati ad indossare poliestere sia in inverno che in estate, a non preoccuparci del tessuto con cui é confezionato un capo o alle persone che lo hanno realizzato, sottopagate e spesso in condizioni pericolose.

Bisogna cambiare rotta, non solo perché ci sono lavoratori che muoiono per confezionare una maglietta da 10 euro, ma anche perché stiamo inquinando il pianeta con le nostre scelte. Comprare molto meno e meglio é la soluzione: preferire marchi interamente sostenibili (e non quelli che si professano tali solamente perché una maglietta é fatta in cotone biologico, ma cucita sempre da un ragazzino sottopagato in Bangladesh), tessuti naturali, aziende etiche.

Quali sono i vantaggi?

I vantaggi sono personali perché colorando meno e meglio si risparmia (avete mai fatto il conto di tutti i soldi che si spendono in un anno in acquisti di getto, non mirati e fatti sotto impulso che si sono rivelati sbagliati?), il proprio armadio si riempirà piano piano di capi di qualitá, creati per durare nel tempo e sopratutto capo che indosseremo, perché prima di essere acquistati ci saremo chiesti le tre domande che io ritengo chiave: Mi serve? Mi piace? Mi sta bene?

I vantaggi sono anche collettivi: comprando in maniera sostenibile si spinge in maniera indiretta i brand che non lo sono a ripensare alle loro scelte in campo produttivo, in modo che esse favoriscano una produzione più attenta all’ambiente e ai lavoratori.

 

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Quale consiglio puoi dare a chi si avvicina per la prima volta alla moda ecosostenibile? 

L’informazione é la chiave di tutto: so che non é semplice informarsi perché richiede tempo e dedizione ed é per quello che ho iniziato a trattare questo argomento sul mio canale Youtube. Il mio migliore consiglio é: guardare “the true cost” e metterti comodo per guardare tutti i video che ho fatto sull’argomento, pensati proprio per chi non si é mai approcciato prima all’argomento moda sostenibile.

Come si fa a capire se un brand è affidabile oppure no?

Non é semplice, sarò sincera. Qui si entra in una zona grigia dove moltissimi brand non sostenibili fanno la gara a definirsi invece tali, solo per conquistarsi fette di mercato sensibili all’argomento. Questo comportamento si chiama “greenwashing” ed é portato avanti dalla maggioranza dei brand.

I brand realmente sostenibili lo sono in ogni passaggio produttivo: dalla scelta del tessuto, alle tinte utilizzate, alle certificazioni usate, alla scelta di affidarsi a strutture dove i lavoratori non sono sottopagati, né in pericolo e dove non c’é schiavitù (certo, esiste ancora e anche in Italia, basti pensare al Sud Italia dove lavoratori italiani e stranieri vengono sfruttati e sottopagati nel settore moda o alla zona di Prato che é invece famosa per lo sfruttamento dei lavoratori cinesi).

Sei molto attiva oltre che nella vita e nel lavoro, anche sui canali social, qual è il messaggio che vuoi diffondere realmente?

Il mio obbiettivo é essere una vera influencer: non mi interessa convincere chi mi segue a comprarsi quella crema, quelle scarpe o fare le vacanze nell’hotel che mi vorrebbe ospitare, ma mi interessa influenzare le persone al cambiamento. Come io ho iniziato tre anni fa a fare acquisti consapevoli nel campo della moda sostenibile e ho documentato questo mio percorso, anche chi mi segue lo può fare. Piccoli passi che portano a grandi conquiste, ponendosi sempre molte domande e continuando ad informarsi.

Parlando di tutela e salvaguardia dell’ambiente, quanto ti senti impegnata in questo progetto e quanto pensi possa servire la tua campagna contro gli sprechi e lo sfruttamento lavorativo nei paesi disagiati?

Salvaguardia ambientale, sprechi e sfruttamento dei lavoratori sono argomenti che sembrano noiose memorie scolastiche quando invece sono dure realtà. Le combatto in prima persona con Amorilla, scegliendo di produrre localmente dando supporto ai lavoratori e scegliendo tessuti naturali, colori senza sostanze tossiche e limitando al massimo gli sprechi (delle collezioni Amorilla non é mai avanzato neanche un metro di stoffa ad esempio, perché ogni volta la rimanenza veniva usata o per creare accessori). Come Carotilla invece cerco di sensibilizzare su questi argomenti: molte persone ancora non si rendono conto che, con le loro scelte d’acquisto, stanno finanziando questi comportamenti.

Un altro dei valori su cui Camilla ha fondato Amorilla è la trasparenza con i clienti. Ciò avviene documentando le scelte produttive di ogni collezione, ricercando certificazioni e dando tutte le informazioni necessarie sui tessuti, sui lavoratori coinvolti, sulle loro condizioni, sul luogo in cui sono stati creati i capi attraverso l’etichetta trasparente!!!

Un caro saluto a tutti,
Raffaella Rossini

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